Genova, 32 aree dismesse per rilanciare la città: Salis punta sulla rigenerazione urbana

È il momento di investire su Genova e di trasformare aree oggi dismesse o sottoutilizzate in nuove opportunità per la città. È questo il senso del progetto presentato dalla sindaca Silvia Salis, che punta a individuare e valorizzare 32 aree distribuite in diversi quartieri del capoluogo ligure.

L’iniziativa nasce dal lavoro dell’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola e degli uffici comunali, che hanno effettuato una mappatura degli spazi ritenuti strategici per possibili interventi di trasformazione e recupero. Nel complesso, le aree individuate raggiungono una superficie di circa 200.000 metri quadrati.

Si tratta di ex fabbriche, edifici industriali, capannoni e altri spazi che nel corso degli anni hanno perso la loro funzione originaria e che oggi, in diversi casi, risultano inutilizzati o sottoutilizzati. Alcuni immobili sono di proprietà pubblica, altri appartengono a soggetti privati.

Tra gli esempi citati dalla sindaca c’è l’ex panificio militare di via Rolla, dove Salis ha illustrato il progetto. La struttura dispone di oltre 5.000 metri quadrati e rappresenta, secondo l’amministrazione, uno degli spazi che potrebbero assumere una nuova funzione all’interno del processo di rigenerazione urbana.

Da Voltri alla Val Bisagno

La mappatura non riguarda una singola zona della città. Le 32 aree sono infatti distribuite in numerosi quartieri: Voltri, Sestri Ponente, Sampierdarena, Val Polcevera, Val Bisagno e Valle Sturla.

L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione comunale è fare in modo che questi spazi tornino a rappresentare una risorsa per Genova, evitando che il loro abbandono contribuisca al degrado urbano e alla perdita di opportunità economiche e sociali.

Il principio indicato da Salis è quello del “costruire sul costruito”. Una scelta che assume un significato particolare in una città caratterizzata da una forte presenza di territorio edificato e da una conformazione geografica complessa, stretta tra il mare e le montagne.

«Non ha senso consumare nuovo suolo mentre intere aree restano degradate o sottoutilizzate», è il concetto espresso dalla sindaca nel presentare l’iniziativa.

Imprese, servizi, abitazioni e innovazione

La trasformazione delle aree non seguirà necessariamente un unico modello. Secondo il Comune, le destinazioni potranno essere differenti in relazione alle caratteristiche dei singoli immobili e dei quartieri nei quali sono inseriti.

Gli spazi potranno essere destinati a nuove attività produttive, servizi, uffici, abitazioni, luoghi per lo studio e progetti legati all’innovazione e all’energia.

L’amministrazione sottolinea però che ogni eventuale trasformazione dovrà tenere conto delle caratteristiche del territorio e produrre benefici anche per il quartiere interessato. L’idea, quindi, non è soltanto recuperare immobili inutilizzati, ma inserire gli interventi all’interno di una strategia più ampia di sviluppo urbano.

Il Comune intende inoltre applicare in modo strutturato la legge regionale sulla rigenerazione urbana, utilizzando la normativa come strumento per favorire il recupero di aree già urbanizzate.

La Genova Business Unit per attrarre investimenti

Un ruolo centrale nel progetto viene affidato alla Genova Business Unit, pensata come punto di collegamento tra le opportunità individuate dall’amministrazione e potenziali investitori.

L’obiettivo è rendere più facilmente conoscibili le aree disponibili e accompagnare chi manifesta interesse verso possibili interventi. La regia pubblica dovrebbe quindi servire a mettere in relazione immobili, progetti e capitali, favorendo un processo di trasformazione ordinato.

L’elenco delle 32 aree individuate è stato reso disponibile attraverso il sito del Comune. Per gli operatori interessati è inoltre prevista la possibilità di richiedere sopralluoghi attraverso la Genova Business Unit.

La strategia delineata dalla giunta Salis punta dunque a utilizzare il patrimonio urbano esistente come leva per lo sviluppo futuro di Genova. Rigenerare invece di consumare nuovo suolo, recuperare spazi abbandonati e trasformarli in luoghi capaci di generare attività economiche, servizi e nuove funzioni: è questa la sfida indicata dall’amministrazione per accompagnare la città verso una nuova fase di sviluppo.