Nuove regole di accessibilità: perché riguardano anche il tuo sito o il tuo e-commerce
Fino a pochi anni fa, l’accessibilità digitale era una questione che riguardava quasi esclusivamente la Pubblica Amministrazione.
Oggi non è più così, con l’European Accessibility Act, l’Unione Europea ha esteso i requisiti di accessibilità a molti prodotti e servizi digitali destinati ai consumatori, e in Italia il D.Lgs. 82/2022 li ha resi pienamente applicabili anche al settore privato.
Negli ultimi mesi il quadro si è completato: AgID, designata come autorità di vigilanza, ha pubblicato le linee guida operative e il regolamento che disciplina i controlli. Il risultato è che oggi l’accessibilità di un sito non è più solo una buona pratica: è un requisito che gli utenti possono verificare, e se necessario contestare.
Chi è coinvolto nel nuovo regolamento europeo sull’accessibilità?
Il perimetro sul quale ricade il nuovo documento europeo di accessibilità è molto ampio. Infatti, nel campo d’applicazione ci sono:
- negozi online;
- servizi bancari e finanziari offerti via web;
- le piattaforme di contenuti audiovisivi;
- i sistemi di prenotazione e biglietteria digitale;
- gli e-book e i loro ambienti di lettura.
C’è però un esenzione: le microimprese, cioè le aziende con meno di 10 dipendenti e un fatturato (o bilancio) annuo sotto i 2 milioni di euro, non sono soggette all’obbligo di conformità.
Quindi se si gestisce un piccolo e-commerce a conduzione familiare, si potrebbe rientrare in questa deroga. Detto questo, l’esenzione riguarda l’obbligo formale, non toglie valore a un sito più accessibile: resta comunque un investimento che può ripagare la propria attività.
Cosa succede se qualcuno segnala una barriera?
Il vero cambiamento non sta tanto nelle regole in sé, quanto in come vengono fatte rispettare.
Se un utente non riesce a completare un acquisto perché un bottone non è raggiungibile da tastiera, o se il contrasto dei testi è troppo basso per essere letto, oggi può segnalarlo direttamente.
La segnalazione arriva al Difensore civico digitale, che può chiedere chiarimenti, documenti, informazioni su come il sito è stato progettato e aggiornato.
Se emergono criticità, il sito non viene sanzionato all’istante: viene invitato a presentare un piano di adeguamento, indicando come e in quanto tempo intende rimuovere le barriere segnalate.
L’obiettivo del sistema è prima di tutto accompagnare chi gestisce siti e servizi verso un livello di qualità migliore. Solo se manca collaborazione, o se gli interventi promessi non vengono realizzati, la procedura può arrivare a sanzioni.
Un lavoro continuo per rendere il sito più accessibile
Un errore comune è pensare all’accessibilità come a un controllo da superare una volta, magari poco prima del lancio del sito.
Ma un e-commerce cambia in continuazione: si aggiungono prodotti, si modificano categorie, si installano plugin, si aggiorna il CMS. Ogni intervento può introdurre, anche senza volerlo, una nuova barriera.
Per questo si parla sempre più spesso di accessibility by design: un principio da integrare già nei wireframe, nei template grafici, nelle librerie di componenti, insieme a performance, sicurezza e SEO. E da verificare periodicamente, con la stessa attenzione che si riserva a conversioni, velocità di caricamento o sicurezza dei pagamenti.
Gianluca Iacovone, web designer di Wolf Agency, spiega: «Fino a poco tempo fa progettare un sito accessibile era una scelta in più, oggi è parte del mestiere quanto la sicurezza o le performance. Quello che sta cambiando davvero non è solo la normativa, ma il fatto che ora esiste un modo concreto per verificarla: se un utente trova una barriera, può segnalarla, e quella segnalazione arriva al sito. Questo vuol dire che ogni scelta di design ha una conseguenza reale su chi userà quel sito, e va progettata pensandoci fin dal primo giorno, non aggiustata a lavoro finito.»
Conviene muoversi già ora?
Se si ha un sito o un e-commerce anche se non si sono ancora ricevute delle segnalazioni, potrebbe essere comunque il momento di ripensare al sito e di aggiornarlo alle nuove regole per l’accessibilità.
Le regole sono chiare, i canali di segnalazione sono attivi, le procedure di vigilanza sono operative, quindi aspettare non porta nessun vantaggio concreto, solo un rischio evitabile.
I benefici, dall’altra parte, vanno oltre la conformità normativa, in quanto un sito accessibile migliora l’esperienza per tutti, riduce gli abbandoni, amplia il numero di utenti potenziali e comunica cura nei dettagli.
Le nuove regole di accessibilità sono dunque un’occasione per offrire agli utenti che navigano su un sito o un e-commerce: servizi più inclusivi, maggiore soddisfazione, e la possibilità di dimostrare, quando serve, la qualità del proprio lavoro digitale.
