Smarrimento in volo: i gatti all’aeroporto di Genova e come affrontare il viaggio in serenità
Negli ultimi mesi, l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova ha dovuto gestire alcune situazioni legate ai gatti trasportati in cabina o in stiva. Il caso più recente risale ai primi di marzo, quando Salem, un gattino nero di sette mesi, fuggì dal trasportino durante le procedure di check‑in. Il micio riuscì a sfuggire dalla coppia di proprietari, originari di Riva Trigoso, e si nascose sotto i nastri trasportatori dell’area imbarco. Le ricerche durarono ore e portarono alla cancellazione dei voli dei passeggeri fino al ritrovamento, avvenuto in tarda mattinata, con un lieto fine che ha suscitato sollievo tra viaggiatori e operatori aeroportuali.
Questo episodio sottolinea quanto sia delicato viaggiare in aereo con un gatto. Le normative ENAC stabiliscono regole chiare: gli animali devono viaggiare in appositi contenitori, con fondo impermeabile ed eventuale assorbente, le cui dimensioni non devono superare i 47 × 25 × 32 cm e il peso totale gatto più trasportino di 10 kg, se permessi in cabina. Per quelli più pesanti, è prevista la stiva, sempre con gabbia rigida omologata e aria circolante, porte chiuse con bulloni e l’obbligo di container senza rotelle o con rotelle bloccate.
Dal punto di vista sanitario, il gatto deve essere dotato di microchip, passaporto UE con vaccinazione antirabbica valida e certificato veterinario di buona salute rilasciato non più di 48‑72 ore prima del viaggio. Se la destinazione è fuori dall’Italia, servono specifici documenti sanitari integrativi. Ogni compagnia aerea applica regole proprie, purché compatibili con la delibera ENAC; alcune, come Vueling ed Eurowings, consentono animali di piccola taglia in cabina fino a 8 kg totali.
All’aeroporto di Genova l’accesso ai piccoli animali è ammesso nel rispetto delle norme igieniche: gatti in contenitore o al guinzaglio con museruola a carico, forniti di sacchetti per la pulizia delle deiezioni. Al check‑in è fondamentale segnalare la presenza dell’animale e rispettare i limiti del vettore; in caso contrario, potrebbe scattare il divieto d’imbarco. Una dimenticanza in questa fase è ciò che ha permesso a Salem di svignarsela, un incidente evitabile con maggiore attenzione al trasportino e alle procedure.
Per ridurre il rischio di fughe, i proprietari devono scegliere trasportini robusti, ben chiusi, preferibilmente semi‑rigidi o morbidi per l’alloggiamento in cabina; in stiva, invece, via libera a quelli rigidi IATA‑omologati, dotati di bulloni e doppio sblocco centralizzato. Prima della partenza, è utile abituare il gatto al contenitore, inserendovi una coperta familiare o un asciugamano, per ridurre stress e movimento improvviso.
Inoltre, mentre alcune strutture aeroportuali italiane offrono iniziative di pet therapy per ridurre stress ai passeggeri, Genova non sembra ancora averle introdotte; iniziative simili esistono in altri aeroporti italiani, come quello di Roma.
Quando accade un imprevisto, come la fuga di un animale, è fondamentale attivare immediatamente i protocolli interni e la collaborazione tra personale di terra, addetti alla sicurezza e proprietari. La tempestività è infatti cruciale per ritrovare gli animali prima che causino disagi o rischi sanitari.
In definitiva, il trasporto di un gatto in aereo non è proibitivo, ma richiede buone pratiche: contenitore idoneo, documenti in regola, prenotazione anticipata del posto pet‑friendly, familiarizzazione del micio con la gabbia. Solo così si minimizza stress e fughe, garantendo un viaggio tranquillo sia per l’animale che per i passeggeri. Le regole ci sono, la responsabilità sta a chi viaggia con un pet.
